
Cari lettori, la parola “inquinamento” fa ormai parte del nostro vocabolario quotidiano. Un problema grande delle nostre generazioni, ma che in realtà sembra sempre essere sottovalutato. Ma quali conseguenze ha l’inquinamento atmosferico sulla vita degli uccelli?
Si calcola che ogni secondo 50 milioni di motori di automobili inquinino l’aria con i gas di scarico… eppure in quanti si preoccupano di utilizzare mezzi pubblici o le bici per spostarci? Capita in tv di vedere immagini di uccelli marini neri di petrolio portati alle nostre spiaggie dalle onde del mare. Ma, parlando sinceramente, a chi interessa qualcosa di una sterna condalunga morta rispetto a quasi 40.000 mila bambini che muoiono ogni giorno per fame e malnutrizione?
Certo è però che salvare la sterna significa fare il primo passo per salvare noi stessi. Per quanto ancora potremmo disboscare interi ettari di terreno? E’ vero che il legname costa e che specie nei paesi più poveri è un’importante fonte di reddito ma cosa ne sarà di questo pianeta senza il verde?
Se si vuole salvare la sterna bisogna anche eliminare il mercurio e gli altri veleni nei pesci di cui si nutre (inquinamento marino) e per fare ciò dobbiamo controllare anche la quantità di insetticidi e diserbanti che vengono distribuiti sul suolo dagli agricoltori.
Tra gli uccelli, solo quelli che riescono ad adattarsi allo sviluppo urbano come i piccioni, i passeri e pochi altri, riescono a sopravvivere, mentre per gli altri il futuro è sempre meno certo. Cosa ne pensate?








